Van Gogh e i Maledetti
Van Gogh e i Maledetti, con il patrocinio del Comune di Firenze, resterà in cartellone dal 1° agosto all’11 ottobre 2020 alla Cattedrale dell’Immagine, nel Complesso di Santo Stefano al Ponte di Firenze. Si tratta di un vero e proprio show multimediale immersivo, realizzato da Crossmedia Group per la regia di Stefano Fake.
Un racconto digitale di 60 minuti, sviluppato per mezzo della multiproiezione a 360 gradi d’immagini ad altissima definizione e della diffusione in Dolby HD di un’avvincente colonna sonora originale.
È una realizzazione che si prefigge di coinvolgere emotivamente il pubblico nella controversa vicenda umana e artistica di Vincent van Gogh, uno degli artisti più celebri e amati di tutti i tempi, a cui fanno da contrappunto le vite e i lavori di alcuni grandi pittori a lui coevi, accomunati dall’esistenza travagliata e dall’anticonformismo, evidenti nelle seppur diverse forme espressive della loro produzione artistica.
Insieme a Vincent van Gogh, gli artisti compresi nella mostra sono: Paul Cézanne , Paul Gauguin, Henri de Toulouse-Lautrec, Chaïm Soutine e il toscano Amedeo Modigliani. Oltre a questi compariranno anche opere di altri artisti contemporanei che con le loro opere hanno contribuito alla rappresentazione della Parigi dell’epoca.
Grazie all’utilizzo di tecnologie di ultima generazione messe al servizio di un ritmo narrativo e un linguaggio contemporanei, Van Gogh & i maledetti propone un approccio proattivo alla divulgazione che finalmente diviene spettacolare, immersiva ed esperienziale, andando così incontro alle mutate esigenze, abitudini e attitudini del pubblico del terzo millennio.
Arricchiscono l’esperienza multimediale una sezione didattico/introduttiva con infografiche e monitor, le postazioni con gli Oculus per sperimentare la realtà virtuale 3D di un viaggio sensoriale all’interno di alcuni famosi quadri e l’avvolgente caleidoscopio d’immagini della “sala degli specchi”, posta all’interno della sala immersiva, che ha raccolto un enorme successo in tutte le produzioni a partire da Inside Magritte a Milano.
Un ruolo importante è ricoperto anche dalle musiche che accompagnano e valorizzano le immagini.
Tutte le info qui: www.vangogheimaledetti.com
Venustas. Grazia e bellezza a Pompei
Creme, trucchi, bagni di profumo, specchi per ammirarsi, ornamenti per abiti e gioielli, amuleti, statuette e preziosi dedicati agli dei. Oggetti di vezzo e di moda per inseguire un’ideale di perfezione e bellezza. Oggi come nell’antichità.
Venustas in una sola parola. Ovvero la “bellezza, la grazia, l’eleganza, il fascino”. Il termine latino riassume perfettamente questi ideali ricercati e ambiti, in particolare dal mondo femminile in ogni epoca, e dà nome alla ricca esposizione inaugurata ieri e aperta al pubblico alla Palestra grande (portico orientale) degli scavi di Pompei, fino al 31 gennaio 2021.
Un’immersione in quelli che erano i canoni e i gusti estetici delle popolazioni dell’area vesuviana in epoche antiche (dall’ VIII/VII sec a. C. al I sec. d. C.), sulla base dei reperti, circa 300, rinvenuti nei vari siti del Parco Archeologico di Pompei: il villaggio protostorico di Poggiomarino, le necropoli protostoriche di Striano e quella di Età Arcaica di Stabia, i santuari di Pompei e di Stabia, le ville di Oplontis e Terzigno, ed infine l’abitato dell’antica Pompei ed il suo circondario.
Uno sguardo a un aspetto della vita quotidiana delle epoche passate, quello della bellezza e della gioia di vivere, interrotta con violenza dalla furia del Vesuvio.
Con l’occasione e in linea con il tema della mostra, si inserisce negli itinerari unidirezionali di visita previsti dal Parco, anche la casa degli Amanti, che prende nome dal verso inciso in un quadretto, rinvenuto nel portico del giardino: Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt (Gli amanti conducono, come le api, una vita dolce come il miele).
La Domus era stata aperta al pubblico lo scorso novembre dopo gli interventi di messa in sicurezza. Al fine di consentirne la visita, nel pieno rispetto delle misure previste dalla attuale normativa sanitaria, l’accesso alla Domus è stato adeguato, prevedendo un ingresso e un’ uscita separati.
Tutte le informazioni qui: www.pompeisites.org
Herbarium vagans. Un viaggio tra suggestioni alpine
Inaugura oggi Herbarium vagans, una grande mostra itinerante alla quale partecipano artisti italiani e internazionali che hanno ritratto, ognuno secondo il proprio stile, un’erba officinale che cresce tra Alpi e Prealpi. Herbarium vagans è, come dice il nome stesso, un erbario itinerante: raccoglie e racconta erbe e fiori che evocano immagini, profumi e ricordi alpini.
Gli artisti coinvolti sono divisi in due diverse sezioni: ritroviamo il tratto dei pittori botanici che portano avanti un’antica e nobile disciplina e raffigurano il mondo vegetale restando fedeli al dato naturalistico e, con loro, quello innovativo, inedito e originale di ventotto artisti contemporanei che hanno reinterpretato e riletto quello stesso mondo naturale alpino fatto di erbe, fioriture, colori, profumi d’alta e media montagna.
Dall’1 al 30 agosto la mostra inaugura nella punta più a nord del Piemonte, nei centri storici di Santa Maria Maggiore in Valle Vigezzo (sezione pittori botanici) e di Domodossola (artisti contemporanei). L’erbario itinerante e vagante si sposterà a settembre a Orta San Giulio, nel Cusio, e con i primi freddi arriverà in Svizzera in Canton Vallese.
Le opere sono esposte su grandi pannelli affissi all’esterno e sparse nei centri storici, appese tra antiche dimore e in angoli suggestivi a volte dimenticati: una modalità di fruizione che permette non solo di goderne quanto e quando si vuole, ma anche di ovviare alle criticità che tutti conosciamo in questo periodo. E, insieme, che vuole accompagnare l’osservatore, anch’egli “vagans”, in un viaggio a piedi tra profumi, atmosfere e suggestioni alpine.
I nomi degli artisti contemporanei esposti a Domodossola sono molti ed eterogenei, tutti chiamati a realizzare la loro opera ad hoc per questo specifico progetto. Diversi arrivano dall’estero, anche da molto lontano. Alcuni hanno esposto in importanti musei, altri collaborano con testate nazionali, alcuni si mostrano per la prima volta in pubblico, altri realizzano grossi murales e opere d’arte pubblica, alcuni sono più vicini all’arte figurativa, altri sono più criptici e hanno un segno più duro, alcuni hanno disegnato per importanti festival del cinema, altri hanno pubblicato libri e creato scenografie per il teatro.
La sfida di Herbarium vagans è farli dialogare tra loro e con l’osservatore che potrà ritrovare informazioni, riferimenti e nomi scientifici nel catalogo dedicato della mostra. Si tratta di pubblicazione che include i testi a cura di Valeria Tantardini, erborista, che spiegano l’utilizzo di ogni erba ritratta andando a raccontare storie, curiosità, miti popolari e leggende.
Alla Casa del Profumo Feminis-Farina di Santa Maria Maggiore ci sarà una collaborazione a quattro mani che vede esposti gioielli ispirati alla achillea montana (Achillea millefolium). Enrica Borghi è artista eclettica che, fin dagli anni ’90, lavora con plastica e materiali di riciclo per trasformare ciò che è scarto, ciò che è rifiuto e figlio della nostra società del consumo, in bellezza. Margherita Burgener è un brand di alta gioielleria di Valenza, savoir-faire orafo tramandato di generazione in generazione. In mostra gioielli ibridi, pezzi unici e irripetibili dove materiali di scarto e pietre preziose dialogano in una straordinaria sintesi tra meraviglia e rinascita.
Ecco che Herbarium vagans diventa una mostra in cui traspare quanto arte e disegno siano un medium potente per avvicinare a quella natura vivente e divina che non solo ci circonda, ma di cui dobbiamo ricordarci di essere parte. Una relazione strutturale e salvifica tra mondo fisico ed esistenziale a cui dobbiamo armoniosamente tornare a riconoscerci.
Cartoline Agosto 2020
Se non avete voglia di spostarvi, approfittate dell’iniziativa di Treccani Arte che inaugura Cartoline, un nuovo progetto digitale che vivrà dalle ore 00:01 di sabato 1 agosto alle ore 23:59 di lunedì 31 agosto 2020. Gli iscritti alla newsletter di Treccani Arte riceveranno nelle loro caselle di posta elettronica una serie di messaggi da parte di alcuni tra i più importanti artisti contemporanei italiani: le Cartoline potranno essere testi, disegni, scatti fotografici e, come per le cartoline tradizionali, nessuno sa cosa riceverà e quando.
Il progetto è ispirato alla storica pratica della Mail Art, basata sull’invio di messaggi-opere tramite il servizio postale e si rifà anche alla tradizione delle cartoline, quelle che un tempo, soprattutto d’estate, eravamo abituati a ricevere nelle nostre cassette postali. Treccani Arte vuole così far rivivere quel sentimento di emozione e sorpresa legato all’arrivo imprevisto di un messaggio speciale: saranno gli artisti a stabilire in totale autonomia il contenuto del proprio messaggio, e anche la data e l’ora in cui dovrà essere recapitato agli iscritti alla newsletter.
Tra gli artisti coinvolti figurano alcune personalità di primissimo piano che hanno già collaborato con Treccani Arte, quali Giorgio Andreotta Calò, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Enzo Cucchi, Emilio Isgrò, Maurizio Nannucci, Diego Perrone, Marinella Senatore e Gian Maria Tosatti.
Per aderire al progetto e iscriversi alla newsletter: https://treccaniarte.com/newsletter/
Con le Cartoline di Treccani Arte, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani aggiunge al ventaglio degli strumenti con i quali lavora per la divulgazione dell’arte contemporanea italiana una nuova modalità, diretta e personale, con cui mettere in contatto tra gli artisti e il pubblico.
Parteciperanno, tra altri, gli artisti:
Giorgio Andreotta Calò, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Enzo Cucchi, Ettore Favini, Emilio Isgrò, Maurizio Nannucci, Alessandro Piangiamore, Cesare Pietroiusti, Diego Perrone, Remo Salvadori, Marinella Senatore, Gian Maria Tosatti.
Letizia Battaglia. Storie di strada
Arriva ad Ancona la mostra “Letizia Battaglia. Storie di strada”, in programma alla Mole Vanvitelliana, dal 25/07/2020 al 15/01/2021.
“Storie di strada”, una grande retrospettiva con oltre 300 fotografie che ricostruiscono per tappe e temi la straordinaria vita professionale di Letizia Battaglia. Promossa dal Comune di Ancona, Assessorato alla Cultura, l’esposizione, che ha già toccato con successo Milano, propone circa 300 fotografie, molte delle quali inedite.
La mostra continua a completare un percorso espositivo che il Comune di Ancona e Civita hanno voluto dedicare ai grandi maestri della fotografia del Novecento e contemporanea.
“Ancona ospita alla Mole una mostra che era in procinto di arrivare all’inizio del 2020 – spiega l‘assessore alla Cultura e Turismo, Paolo Marasca – . L’Amministrazione ha deciso, con grande spirito di reazione e di consapevolezza, di programmarla comunque al momento della ripresa delle attività, perché è una mostra che parla di vita, di sfide, di relazioni, di tenacia e di un Paese complesso e difficile.
Ma anche perché riprendere da una grande mostra, da un grandissimo evento di portata nazionale e di altissima valenza sociale, è un segnale per tutto il territorio. Non ci sarebbe stata artista più adatta, perché Letizia Battaglia parla ai sentimenti e al cuore, e lo fa con senso critico e grande passione.”
“Storie di strada” attraversa l’intera vita professionale della fotografa siciliana, e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo costruito su diversi capitoli e tematiche. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte e sull’amore, e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica. Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce.
Come ha avuto modo di ricordare la stessa Battaglia, “La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità”. “Io sono una persona – afferma ancora – non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa.”.
“Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre – afferma Francesca Alfano Miglietti curatrice della mostra – del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”.
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